CineTeatro Baretti  
 


Lo spettacolo è stato annullato a causa del maltempo.

 

Martedì 22 settembre 2020, ore 21.00
Casa del Quartiere - Via Morgari, 14 – Torino

 

LIDIA- STORIA DI UNA MASCA

 

con Alice Bignone
testo di Alice Bignone
regia di Ermanno Rovella

 

COMPAGNIA SALZ

 

Il Teatro Baretti organizza martedì 22 settembre 2020 alle ore 21, nell'ambito di '10x10! 10 giorni di festa X 10 anni di Casa del Quartiere', in collaborazione con l'Agenzia per lo Sviluppo di San Salvario e la Casa del Quartiere, una replica dello spettacolo LIDIA – STORIA DI UNA MASCA di e con Alice Bignone, regia di Ermanno Rovella.


Questo spettacolo della Compagnia Salz ha vinto la X "Borsa Alfonso Marietti" indetta dall'Accademia dei Filodrammatici di Milano. Ha all'attivo oltre 30 repliche, è stato rappresentato in collaborazione con Comune di Lucca ed associazione "Città delle Donne" ed è alla base del progetto Teatro nei Rifugi, patrocinato da Fondazione Nuto Revelli, Ente Parco Alpi Marittime, Associazione Gestori Rifugi Piemonte, che ha coinvolto 27 rifugi tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia e Toscana.

 

 

 

La storia di Lidia viene raccontata da Lidia stessa al Giacu, suo marito partito per la guerra e mai tornato, e ripercorre tutta la sua vita fino al momento in cui da quella vita si allontana.
Nata povera da madre levatrice Lidia vive una vita che nel numero di storie raccolte purtroppo non si può definire straordinaria, è anzi estremamente comune, salvo il particolare appena meno comune (ma non così raro) di essere accusata di essere masca, accusa lanciata dal paese, che è di fatto un personaggio a molte teste, prima sottovoce, poi in faccia, persino dal prete, e a queste accuse lei arriva a credere, che ci creda a ragione o meno sta a chi ascolta. Nel momento stesso in cui l'accusa di masca mette radici in Lidia, prende forma come vivo un altro elemento, il bosco, di fatto anch'esso un personaggio, a cui Lidia finirà per cedere. Contro ogni sua previsione il bosco si rivela essere quella condizione liberatoria mai raggiunta altrove, in cui nulla le viene imposto e le viene concesso l'accesso alla parte più fonda di sé stessa, alla parte di bestia, alla parte che grida senza che sia sconveniente, e a quella parte lei si abbandona fin dove può. Lidia ha un figlio. Il figlio non è con lei, è andato via, lei lo ha mandato via spaventata dal bosco e dal paese, e il figlio del paese è diventato. La legge del paese e quella del bosco sono differenti riguardo ai figli: la prima ti chiede di essere madre a vita, di crescere il figlio finché lui non sia in grado di prendere le redini e decidere per sé e, nel caso di un maschio, anche per te; la seconda chiama figlio chi succhia il tuo latte, finché lo succhia, per poi lasciarlo al mondo e andare avanti. Il ritorno del proprio figlio lascia Lidia in mezzo, perché un figlio al paese non le permette di abbandonarsi al bosco ma un figlio che ormai è del paese, che non succhia più il suo latte, non le appartiene più. Lidia sceglie il bosco. Sceglie di liberare sé stessa. Lidia è una storia che parla di libertà.

 

Lo spettacolo sarà in versione SILENT THEATRE, ovvero con l'ausilio di cuffie wireless, con cui sarà possibile fruire al meglio la visione dello spettacolo, una immersione completa nel mondo di Lidia.
Per tutelare il pubblico ogni cuffia verrà sanificata prima dell'utilizzo con appositi prodotti disinfettanti a base alcolica. Verranno inoltre forniti appositi dpi (copri cuffie) usa e getta.


Lo spettacolo sarà ad ingresso gratuito, con raccolta up to you.


Per rispettare le norme sul contingentamento è necessario prenotare scrivendo una mail a news@cineteatrobaretti.it indicando il numero di persone e un numero di telefono di riferimento.


Per il ritiro delle cuffie è necessario lasciare un documento di identità in cauzione, che verrà restituito a fine spettacolo.

 

Per questioni di scurezza:
• gli utenti dovranno arrivare con la mascherina da tenere indossata fino all'assegnazione del posto
• le cuffie verranno sanificate prima dell'utilizzo e verranno fornite di appositi copri cuffie usa e getta
• i posti saranno assegnati garantendo le distanze di sicurezza.

 


Note dell'autrice
La scelta di scrivere la storia di Lidia è stata graduale, quasi naturale. Nel trovarmi per le mani le interviste sbobinate di donne e uomini della campagna e della montagna del Piemonte, raccolte da Nuto Revelli nel corso degli anni '70, ho trovato vergognoso che alla mia generazione di quelle storie così vicine non sia arrivato nulla. Il solo fatto di aver avuto la fortuna di trovarle mi ha fatta sentire responsabile di restituirle, perché sono storie che non vengono raccontate, non sono abbastanza avventurose, abbastanza interessanti, raccontano di una miseria che chi ha vissuto non vuole ricordare, ed è stato spiazzante per me sapere come viveva mia nonna, la mia bisnonna, e rendermi conto che non ne avevo la minima idea.
Avevo appena riletto le baccanti e in quelle storie femminili di settant'anni fa sentivo lo stesso bisogno di "liberarsi dal giogo del telaio", mi sono chiesta se non fosse una costante.
Sono andata a cercare materiale di storie dell'arco alpino, storie della tradizione di streghe e storie recenti di donne, e mi si è spalancato davanti un mondo così vasto e così vivo che ho tormentato chiunque avesse la sfortuna di incontrarmi con i racconti che avevo raccolto, fino a rendermi conto che se per me era così importante raccontare questa storia allora forse valeva la pena raccontarla davvero. Ho fatto ricerca per sei mesi prima di scrivere, passando dalla memoria contadina alle favole alpine fino ai documenti di inquisizione del tribunale di Udine, creando il più possibile un mondo in cui riuscissi ad orientarmi chiaramente, tormentando mia nonna, amici cresciuti in montagna, chiunque potesse darmi materiale recente e vivo. Dalle storie di vita che ho trovato è nata Lidia, il cui linguaggio è nato spontaneamente durante la scrittura, che racchiude in qualche modo tutte le donne la cui storia ho avuto la fortuna di toccare e ho il dovere di raccontare. Altrettanto ho sentito il bisogno di passare per la strega alpina, per quel canto di liberazione che rappresenta, questa figura meravigliosa che appartiene alla terra, la donna bestia che fa paura (o l'uomo bestia, in alcuni casi) ma che può guarire. Mi sono trovata per le mani un mondo così ricco che davvero non potrei parlare d'altro, e Lidia è venuta fuori spontaneamente, come se fosse una storia che aspettava di essere raccontata, e io penso che lo meriti.

 

 

 

 

 

 

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