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LA NOTTE DELLA TAMPA LIRICA

 

IL LIBRAIO SUONA SEMPRE DUE VOLTE

 

PLAY WITH FOOD 4


1
 
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20, 21 e 22 Febbraio 2013, ore 21

PRIMA ASSOLUTA

 

MATER & BELLUM

 

Di e con Rossy de Palma
Scene e teatro d’ombra Controluce e Altretracce

Luci e direzione tecnica Alberto Giolitti

Regia di Davide Livermore


Associazione Baretti

 

Nella stagione d’opera 2010 – 2011 a La Coruña, Davide Livermore incontra e collabora con Rossy de Palma nella produzione de La Fille du Regiment di Donizetti.
Subito si sviluppa il desiderio reciproco di collaborare su un progetto teatrale ed ecco che la scrittura dirompente, ironica e glamour della diva di Maiorca approda eccezionalmente a Torino per il Teatro Baretti, insieme al teatro d’ombra di Controluce e AlTREtracce e alla regia di Davide Livermore.

 

Lettura scenica drammatizzata, Mater & Bellum nasce come adattamento del  monologo "Ombra e culla" ideato e composto da Rossy de Palma per il ciclo "Confidenze" del Teatro Maria Guerriero di Madrid,  su richiesta del suo direttore Juan Carlos Perez de la Fuente alla fine del 2005.


Mater & Bellum mescola le gioie e ansie della maternità con le complicazioni della guerra affrontando con eleganza, brio e leggerezza aspetti controversi e "estremi" della contemporaneità.
Un monologo a cui la versatile artista spagnola - attrice e cantante, creatrice di abiti e accessori, appassionata di scultura -  affida paure ed emozioni, un dialogo col nascituro ironico e divertente e a tratti drammatico, perché le cronache di guerra contemporanee irrompono d'improvviso in questo dialogo intimo con il loro carico di lutti.

Mater & Bellumè un ipnotico canto alla vita sopra gli orrori quotidiani e i disastri della guerra.

 

In occasione delle repliche al Baretti e in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, sabato 23 febbraio alle ore 20.30 Rossy de Palma introdurrà la proiezione di "Donne sull’orlo di una crisi di nervi" di Pedro Almodovar.
Il film verrà replicato domenica 24 alle 16.30.

 

 

 

Rossy De Palma - Photo Alvaro Villarrubia
Rossy De Palma - Photo Alvaro Villarrubia

 

 

MATER & BELLUM
adattamento dell’opera Ombra e culla
scritto e interpretato da Rossy de Palma

Scena 1

Musica da pantano

 

Scena 2

Il sesso e l' "amore" non mi bastavano.
Volevo un'altra musica.
Lasciarmi piantare/inseminare
Lasciarmi innestare, impollinare. Fertilità mi dono a te
Tanto lusso e sterilità vuota, ti lasciano impantanata
Musica da pantano, fango e acqua stagnante, palude, specchio di se stessa, pozzanghera, acquitrino.

Io volevo essere un uovo sorpresa con tutte le sue conseguenze

Ventre facchino di una creatura indifesa
che mangerà addormentata, ciò che io mangerò sveglia
Che nuoterà le mie acque interne
Allo stesso modo in cui io starò in apnea poi nei suoi occhi attoniti
A quella vita che l'aspetta.
Respirerò e respireremo entrambi
alien mio, dolce amore mio
Mia speranza-disperata
mia valle, mia insenatura
sconosciuto mio, mi amerai come io ti ho amato?

Tu che non puoi rispondermi, un giorno mi chiederai...

C'è sempre paura. Paura di far-lo, paura di non far-lo.

Posso chiedere:
Cosa hai fatto?
Cos'è che hai fatto con me, per non aver pensato ciò che facevi?
Forse non sai ciò che fai o forse non sai dove vivi?
Forse non conosci il mondo?
Forse non conosci te stesso?

Forse mi condannerai a essere tuo figlio e a che tu sia mia madre? Senza rimedio, senza via d'uscita?

Perpetuata in-concepita

Per mettere al mondo qualcuno bisogna amare il mondo, e amare sé stessi e il proprio prolungamento all'interno...

Non è così facile...

Ma a me il corpo chiedeva di essere madre...
Essenza-conseguenza della donna.
Non cessare e basta, con la storia universale, così lunga, a causa di un pensiero strano.

 

Scena 3

Azione.
Avevo bisogno di azione. Perché l'azione è vita e fracasso.

AZIONE!

Per capire la visione della luce, bisogna aver amato l'oscurità......

Plof, plof, plof....l'inizio di un tunnel

Plof, plof, plof.....l'antica orma dell'oscurità

Plof, plof, plof...l'incendio dell'ombra.

Da quei pozzi neri, da quelli, i tuoi occhi
due sospiri scapparono,
due
che si unirono con il godimento.

(Canta Copilla)
 
Cerchi l'antico nell'immediato                   non c'era tempo da perdere.
Cerchi il mio in ciò che è di entrambi      con-divido con – te il parto.
Scegliere o non esistere.
Vivere creando o morire viva e penando.

Mi ami poco, mi ami molto: mi ami più della trota al "troto"...

In origine venni adornata
Partì tendendo al viola
Diventai verde, rossa e ambra.
Arcobalenizzata per astuzie del niente.

Generai su ordinazione, da un menù che non si paga.
Con pepe, con cannella, condita con quintessenza.

Andai a cercare...cercavo l' "essere".
Chi cerca trova dicono.
Chi trova, ritrova, si reinventa, si propaga...
Si rinnova, si adorna
Tutto o niente, odia o ama, bagna o asciuga, piove o sta zitto.

(Canta Copilla)

 

Scena 4

Non esiste un chirurgo, che alla prima cura giudichi la ferita,
Né architetto che conosca la sua opera, senza dispiacere.

Guarda, guarda come scendo attraverso il cordone ombelicale del tempo,
Guarda, guarda come scendo fino ai fossili, ai sedimenti,
Fino ai batteri, fino alle rocce più antiche,
Guarda, guarda come scendo attraverso lo scheletro metabolico
Di musica e idrogeno.

Scendo verso l'interno, molto all'interno,
Attraverso precipizi di ombra, attraverso scale di fuoco,
Verso il nucleo della terra

O le porte dell'inferno?

È così forte la memoria ombelicale
Che vibriamo sempre per la sua eco.

Il suo battito ci segue costantemente
Lo sentiamo in bocca.
Il suo ricordo ci assorbe e ci riporta indietro inversamente
Lo sentiamo nel ventre, il suo epicentro
Elastico, ma limitato.

Prima che sentissimo il nostro cuore,
Siamo stati udito del cuore della madre
Siamo nati eco di uno scoppio
Big-bang micro-minuscolo-centesimale ed empirico

Magia, mistero, uragano, in sito, non in vitro, non neofita
Conseguenza senza scuola
Evoluzione luzione luzione
Progresso esso esso

Siamo eco, nient'altro
Passato di un presente, che è già stato e già passò,
Diapason, vibrazione, onda espansiva
Riverbero del contrario, creazione di ciò che è creato
Ricreazione di ciò che è trovato, decelerazione accelerata
Gene mitocondriale allo stato puro, incan-descente
Ipso and facto, now and forever ever ever.

Sentiremo sempre qualcosa di più forte del nostro cuore
È per questo forse che a volte sembra uscire dal petto
Perché sappiamo che c'è qualcosa più "estraneo a esso" che ci scappa via.

Sentiamo che siamo stati qualcosa, e...che l'abbiamo dimenticato,
Che abbiamo perso il senso, l'istitnto di vivere,
Tutti orfani, tutti mendicanti del divenire,

Vogliamo creare e creiamo affinché ciò che così creiamo ci fertilizzi l'amare,
Vogliamo credere che amiamo,
Cos'altro possiamo fare?

Tutti nel torto, tutti indifesi
Coperti l'uno con l'altro, insensati,
Folli molto concentrati a resistere.
A rinascere
Ostinati a piacere, non ci sentiamo offesi
Ed esploriamo e seguiamo, oppressi ma altezzosi
Mezzo vivi, mezzo morti,
Mezzo morti, mezzo vivi

(Canta Copilla)

 

Scena 5

Morte...

Che paura...

Quando dai vita ricevi morte,

La morte aspetta sempre la vita e poi la precede,
sembra astuta, dura e sicura
Ma come noi, è indifesa,
Orfana della sua essenza, usata, violentata,
Imposta senza risposta.

La morte è più nostra della vita

Per questo non ci dovrebbe essere data, provocata, istigata,
La morte ci dovrebbe arrivare come la pioggia,
Così, frutto del movimento, del va e vieni,
Di ciò che è naturale e misterioso, di ciò che è elettrico e del suo eclettico.

L'essere umano non è padrone della morte ma la schiavizza,

La usa secondo i suoi capricci, per poi insultarla
La morte è la prima schiava
Invocata, provocata
La dea rossa, Lilith la tradita, origine della notte,
Spirito del vento, nuda, scalza
La dea prescritta, la rinnegata
La grande maledetta, la sordida,
La figura che spaventa,
Notte chiusa, è lei e nessun'altra la più insultata.

PUBBLICITÀ!

Umanità, insieme di:
Sublimi creature mostruose
Di origini molto dubbiose
Che si ostinano a continuare
A percorrere il cammino
Che gli riserva il destino.

Umanità! Umanità!

Tutti morti dalla paura!

Paura? Chi ha detto paura?

(Canta Copilla)


Scena 6

Ah! La guerra...invenzione degli uomini, non scoperta.

La guerra si serve della morte come una spada dantesca,
La rende oggetto del soggetto
Alienata, ingiusta – demente la applica secondo i suoi capricci,
La dipinge in scena in un inganno, collera di sangue,
Sangue, che finisce per non valere niente da quanto ce n'è,
Non è possibile pulirlo,
Lo si lascia scorrere al sangue,
Il sangue non smette di scorrere...
Non ha smesso mai di essere versato, versarsi, versare
Perché scorre il sangue, dove va?
Se i fiumi di sangue non hanno un mare...
Il mar rosso, è mar morto

"La guerra sta causando infertilità, aborti spontanei e malattie infantili. La popolazione sarà colpita da alterazioni al sistema riproduttivo che dureranno almeno 12 anni"

Pankaj Shirvastav, vicedirettore del centro di fertilità e ginecologia di Dubai.

 

Ci sono errori senza perdono, errori senza colpa,
Ma errori che crescono, che continuano a sbagliare,
Errori orgogliosi di sbagliare,
Si riconoscono embrioni del male, si moltiplicano
Eccoli lì i nati nell'oscurità.
Eccoli lì per alimentare le guerre.
Per alimentare epidemie senza fine

Eccoli lì i nati bene.
Il sorriso che salta di madre in figlio.
La guerra ti impedisce di sorridere, ma non di amare, né di ridere interiormente,
né di sudare al rossore di una guancia baciata all'alba.

"Arrivano all'ospedale, scosse dal terremoto dei loro figli, ancora dentro i loro ventri. Già abbandonati. Senza Bunker, neanche il più intelligente fra i bunker ha potuto proteggerli. Loro sono arrivate scosse da terremoti veri, stranieri, voraci. I missili non sono mai intelligenti. I missili che non uccidono scheggiano morte.
Il terrore si fece pelle, assordò le orecchie, zittì le parole. Il petrolio bruciato come difesa solo creò chiasso e convertì l'aria in un nemico. Il sangue macchia sempre. Non c'è immunità per la paura. Tanto meno quando il corpo si deve aprire per dare la vita. Il corpo aperto ascolta, odora e teme con tutti i sensi. Il terrore fra i pori. Le contrazioni spingevano paura. La morte sempre scheggia morte. Nella maternità di Saint Raphael, del quartiere di Karrada, nella prima settimana di bombardamenti, ci furono sette parti e cinque bimbi si affacciarono senza vita alla vita."

Luciana Pecker / giornalista / mujeresdehoy.com

(Canta Copilla)

Una madre cammina con un bambino morto nel ventre,
Il bambino ancora non è nato.
Quando arriverà il giorno nascerà il bambino morto,
Prima la testa, la schiena,
poi
le tenere gambette...

E non muoverà le mani
E non lancerà il suo primo grido
E non gli daranno uno sculaccione sul culetto
E non gli metteranno collirio negli occhi
E non gli metteranno pannolini

Dopo avergli lavato il corpo
Lui non sarà come un bambino vivo
Sua madre, non sarà tranquilla e orgogliosa dopo il parto
Sarà vuota e svuotata
Svuotata e vuota
E non si interrogherà sul suo futuro,
E non si chiederà come lo manterrà
E se ha prodotto latte
E se avrà roba sufficiente
Se troverà spazio nella camera per un'altra culla

Quel bambino innocente
Condannato già prima di essere creato
Avrà una tomba piccola in un angolo del ricordo.

Storia di un bambino
Ucciso nel ventre di sua madre
In inverno, per ragioni politiche,
Per ragioni di sicurezza.

¡YA NUR HAYATI, MADA SARA BIK!
Ah! Luce della mia vita cosa ti è successo!
(Ripete 4 volte )

 

Scena 7

Quello che deve fare una per guadagnare qualcosa.

Questo sotterraneo rossonero sembra un utero. Sembra. Non dico che lo sia. È una sensazione. Le sensazioni, a volte sono molto assorbenti.
Se stiamo in un utero, possiamo sentire bene la placenta
Placenta che ci protegge, che ci avvolge, che ci preserva,
Che diventa elastica, che ci ospita, trasparente, ma resistente, non si lascia attraversare, ci filtra ciò che è senza sapore, si lascia traumatizzare per evitarci bocconi amari, ritardarli fino alla fine, fino a che non saremo fuori e lei muoia senza un asettico necrologio, nella pattumiera della sala operatoria dell'ospedale
O si veda riciclata in prodotto di bellezza per uso esterno senza lamentele, data la sua ricca materia, dato il suo dono speciale...
Qui saremo in salvo? Così sembra almeno.
In questo utero di teatro sembra che possiamo crescere. Cresciamo allora.

 

Scena 8

Amore mio ferito, mia allegoria,
mio aspetto, mio spessore,
Tu sei il mio specchio, sei il mio consiglio,
Sei il mio cuscino, sei la mia alba,
Sei il mio sogno, che ho da sveglia,
Sei il mio incubo, la mia banderilla
Il mio ultimo fiammifero,
Il mio sospiro, il mio litigio,
La mia speranza ballerina,
La mia solitudine, la mia squisita.

Scusate

- Si sente una eco.
- No madre, sono io.
- Beh sembra una eco.
- Madre, sono incinta.
- Cosa dici? Sei andata dal ginecologo?
- Ancora no.
- Allora come lo sai?
- Lo so.

Seppi che eri lì
Ti ho sentito subito
Seppi che eri arrivato,
Che stavi lì dentro

Che abitavi nella mia grotta
Che occupavi la scena
Che eri il pesciolino nel mio acquario di mare salato
Tu il punto, io la virgola

No, non fu il calore delle mie guance,
Né l'ardore del mio sguardo
Né l'aumento degli ormoni,
Né come crebbe il mio seno,

Seppi che eri lì,
ancora prima del primo ritardo
perché finalmente, non mi mancava nulla

Fu coscienza sacra
germogliato dal germoglio
sbocciato dal bocciolo

E chiesi una fotografia, in formato ecografia.

Ma solo per confermare,
ciò che la mia intimità già sapeva:
Che eri lì,
Che eri arrivato
Che eri lì dentro,
Che abitavi nella mia grotta,
Che occupavi la scena.

E vidi gli altri girare nella giostra del racconto
colpiti

Ma io non giravo più, non ero più con loro
Io avevo il "mio" centro,
Ero concentrata,
Recuperata dal mulinello incerto,
ero coordinata,
dalle tue ellissi tracciate

Rotta e aggiustata,
arrivò l'anello al suo dito,
Sentita,
Dormirono le vicissitudini,
Cessarono le pene.

Ad ogni modo andai dal ginecologo:

L'ascensore era guasto. Feci a piedi sei piani, la sala d'aspetto era piena: donne incinta, incintissima, donne-uovo sul punto di esplodere, accompagnate dai propri mariti, loro consorti tenendo la borsa alle proprie donne-uovo, tutti quegli uomini con borse da donna, loro portavano il pancione e loro il piatto ; ognuno porta ciò che può.

Aspettai.

- Si sieda.
- Vede, penso di essere incinta.
- Si tolga la roba.
- E i telegiornali che ho addosso, come me li tolgo?
- Come si slacciano gli sbagli?
- E le religioni di garza trasparente, come me le tolgo?
- Come si abbassa la cerniera dell'amore finito?
- I tatuaggi non importano. Si sdrai.

Eco, eco, eco, ecografia, eccolo là!

- Beh sì, eccolo qui.
- È piccolo.
- Non ha neanche una settimana,
- È un pisellino. Il mio cecino.

Vive  con completa libertà, mio dolce amore
Non avere fretta, prenditi il tuo tempo,
Senti le mie risa, senti il mio sogno,
Che io ti vigilo,
Che io ti aspetto,
Che il mio ventre sia il tuo specchio.

(Canta)

 

Scena 9

Essere o non essere. Questo è il dilemma.
Che sarebbe meglio:
Soffrire tutto il male
Che sappiamo ci aspetta
O difenderci da quell'angustia
Uccidendo con tutte le speranze?
Morire...dormire. Nient'altro.
E così metter fine al dolore
E all'eredità della carne.
Morire, dormire. Forse sognare.
Ma il sonno della morte fa paura.
Se non fosse per quella paura,
Chi sopporterebbe i mali
che sappiamo che ci aspettano
senza volare volontariamente
verso l'ignoto?
Il pensiero fa dubitare
E il dubbio blocca l'agire.

Ormai sei uscito, sei molto bello
Stupito, con stupore
Vedo il tuo culetto, i tuoi capelli.

Prima di tagliare, ci penso un momento,

Ecco qua, fatto.
Ormai ti ho liberato, come io fui liberata.

Come urli, vero?, apre per bene il tuo petto
Ti accompagno bebè,
Il mio seno ti attende
La mia pancia vuota, già sente la tua mancanza.

Che non ti taglino le ali,
Che non impediscano il tuo volo,
Piccolo mio, pulcino mio.

FINE

 

 

 

 

dove

CineTeatro Baretti | Via Baretti 4, Torino

 

 

info e prenotazioni

Interi € 10,00 | Ridotti (over 60, under 25) € 8,00
Abbonamento 4 spettacoli € 24,00

Si accettano prenotazioni via e-mail e telefoniche.
I biglietti prenotati possono essere ritirati la sera della rappresentazione fino a 15 minuti prima dell'orario di inizio. Dopo tale termine la prenotazione non sarà più considerata valida.

Il Baretti aderisce all'iniziativa promossa dalla Città di Torino che favorisce l'ingresso ad un prezzo speciale per i possessori del carnet PASS 60 e l'ingresso gratuito ai possessori di PASS 15.

Per gli eventi collaterali consultare le singole pagine degli spettacoli.

 

Prenotazione biglietti stagione teatrale Si Vu Plè Trebisonda Rossorubino Teapot

 

 

La stagione teatrale ALLA MUSA! è realizzata
Con il sostegno di: Compagnia di San Paolo – Edizione 2012 Bando Arti sceniche in Compagnia
Con il contributo di: Città di Torino, Regione Piemonte, Fondazione CRT, Sistema Teatro Torino
Con il patrocinio di: Circoscrizione 8
In collaborazione con: Teatro La Fenice di Venezia, Museo Nazionale del Cinema, Associazione Concertante – Progetto Arte & Musica, Conservatorio Statale di Musica ‘Giuseppe Verdi' di Torino, Conservatorio ‘Guido Cantelli' di Novara, Conservatorio ‘Vivaldi' di Alessandria, Conservatorio ‘G.F. Ghedini' di Cuneo, Associazione CuochiLab – Cuochi Volanti, Libreria Therese – Profumi per la mente
Partner tecnici: Wic.it, Confcooperative – Liberamensa, Wim.tv, Mad Pride, Litrocubo
Partner in San Salvario: Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario, Casa del Quartiere San Salvario, Rosso Rubino
Media Partner: La Stampa

 

 

Si ringraziano Rossy De Palma e Ruven Afanador per la gentile concessione dell'immagine di stagione.

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