CineTeatro Baretti  
 

Ciak: si vive!

 

 

SPETTACOLI
IN CARTELLONE:

 

25, 26, 27 novembre 2015
PALCOSCENICO, UN REMAKE
di Monica Luccisano | con Sonia Bergamasco

 

23 e 24 gennaio 2016
MOZART NACHT
UND TAG VIII

Maratona musicale non-stop per festeggiare la nascita di Mozart

 

10, 11, 12 febbraio 2016
HOMICIDE HOUSE
di Emanuele Aldrovandi | regia Marco Maccieri

 

24, 25, 26 febbraio 2016

ADULTO

di Giuseppe Isgrò
ispirato dai testi finali di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Dario Bellezza

 

16, 17, 18 marzo 2016
TRA SPAZIO E TEMPO
di e con Mago Alexander

 

23, 24, 25 marzo 2016
IL CONCERTO PER VIOLONCELLO
di Corrado Rollin | regia Sax Nicosia

 

EVENTO SPECIALE
6, 7, 8 aprile 2016
OFF OFF ARTURO – Vietato ai minori
con Arturo Brachetti et al. | regia svergognata Arturo Brachetti

 

20, 21, 22 aprile 2016
CARO GEORGE
di Federico Bellini | con Giovanni Franzoni | regia Antonio Latella

 

27 aprile 2016
L'ASSASSINO QUALCOSA LASCIA
di Rosa Mogliasso | regia Davide Livermore

 

28 aprile 2016
L'AMORE SI
NUTRE DI AMORE

di Rosa Mogliasso | regia Davide Livermore

 

29, 30 aprile 2016
LA FELICITÀ È UN MUSCOLO VOLONTARIO
di Rosa Mogliasso | regia Davide Livermore

 

18, 19, 20 maggio 2016
NODO ALLA GOLA
regia Lorenzo Fontana e Giancarlo Judica Cordiglia

 

8, 9, 10 giugno 2016
LA MOGLIE DI FRANKENSTEIN

di Rosa Mogliasso | interpreti e regia Sax Nicosia, Massimo Albarello, Fabio Bellitti, Sebastiano Di Bella

 

 

 

EVENTI COLLATERALI:

 

dal 30 novembre 2015 al 20 giugno 2016
BOH!
Baretti Opera House

 

5 maggio, 16 e 23 giugno 2016
HAROLD - LONG FORM DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE

 

26 e 27 maggio 2016
DUSE E L’ARTE MUTA

di Monica Luccisano | con Olivia Manescalchi

 

27 giugno 2016
Saggio-spettacolo della Scuola Teatro Baretti

 


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10, 11, 12 febbraio 2016, ore 21
HOMICIDE HOUSE

di Emanuele Aldrovandi | vincitore del 10° Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli
con Luca Cattani, Cecilia di Donato, Marco Maccieri, Valeria Perdonò
regia Marco Maccieri
scene Antonio Panzuto
disegno luci Fabio Bozzetta

costumi Francesca Dell’Orto

Assistente alla regia Pablo Solari
direzione tecnica Paolo Betta

Foto Marco Merzi

Produzione BAM Teatro / MaMiMò

 

Questo spettacolo era previsto per il 16-17-18 dicembre ma, a causa di lavori tecnici sul palcoscenico, è stato rimandato a febbraio 2016. Ci scusiamo col pubblico per questo disguido.

 

Indebitato per problemi di lavoro, un uomo finisce vittima di un gioco al massacro riservato a facoltosi in cerca di emozioni forti. Un gioco che non lascia scampo e che affida all’uomo il compito di spiegare al mondo, con ipocrisia e falsità, una storia troppo complicata.
“Sinistra e infantile parabola sugli incerti confini tra il vero e il falso, testo introspettivo dal piglio ironico-favolistico (favole macabre senza lieto fine, per intendersi), Homicide House è un coraggioso tentativo di scrittura drammaturgica ‘verticale’, in grado di farsi carico di una matrice teoretica/concettuale che mette in atto una ‘morbida’ elusione del tragico. Se il dilemma attorno a cui ruota il dipanarsi della storia appartiene di diritto alla normalità prosaica (in sintesi, si può mentire a fin di bene o, al limite, nel nome del male minore?), i personaggi dimostrano di essere istanze filosofiche, portatori di una determinata poetica del pensiero, prim’ancora che entità finzionali: non è un caso se Uomo, che nasconde alla donna amata il vizio di indebitarsi per il puro piacere di farlo, dovrà condurre i suoi equivoci commerci con loschi figuri quali Camicia a pois e Tacchi a spillo, riuscendo a salvare la pelle senza alcuno sforzo pratico ma con un puntuale esercizio della parola. La Casa degli omicidi è un meccanismo di sevizie psicologiche che ferisce e uccide con il ragionamento piuttosto che con le sole armi di tortura. Un’idea originale alla base della scrittura e un linguaggio disinvolto e agile nell’alternare isolati e funzionali monologhi a fulminanti e accesi dialoghi fanno del testo un riuscito e promettente esperimento.” –(dalla motivazione della giuria del premio Tondelli 2013)

 

 

 

 

Note di regia

TACCHI A SPILLO Bravo. Hai capito il gioco.
La tua espressione mi piace un po’ di più, ma sei ancora troppo contratto.
Cerchi di mascherare la paura. Perché cerchi di mascherare la paura?
UOMO Perché ho paura.
TACCHI A SPILLO Risposta sbagliata. Lo so anch’io che hai paura.
Quel che ti ho chiesto è perché cerchi di mascherarla?
UOMO Non lo so non lo so, cerco di mascherarla
perché forse non mi piace far vedere che ho paura.


Homicide House è una parabola eloquente sui pericoli della nostra società. Davanti all’esasperazione dell’estetica, alla sua esplosione sempre più selvaggia e incondizionata, la crescita personale, quella che una volta si chiamava ‘delle virtù dello spirito’ viene relegata al caso, se avviene, quasi come un accadimento probabile ma del tutto accessorio, in una vita dedita al successo e alla propria affermazione sopra e verso gli altri.
Così può accadere che pezzi della nostra anima scompaiano lentamente dalla nostra geografia interiore per lasciare posto ad una fredda, lucida e spietata intelligenza fine a se stessa, che spinta all’estremo dalle brame proposte dai nostri modelli sociali, può portare alle situazioni disumane, come quelle raccontate in Homicide House.
L’interrogativo che ci poniamo è: dopo l’illuminismo e la rivoluzione tecnologica l’uomo continuerà a “plastificarsi” inesorabilmente o troverà dentro di sé ancora una piccola scintilla di sincerità e di autenticità? Il coraggio e la bellezza di esprimere le proprie debolezze ed emozioni sono la nostra vera natura oppure rappresentano accessorie implosioni in un mondo costruito sempre più artificialmente?
Scene e costumi metteranno in risalto questo conflitto insanabile: natura-cultura, dove per cultura si intende l’afflato asettico - cibernetico che sta lentamente prendendo piede e disumanizzando il nostro presente. I due personaggi inesorabilmente“plastificati” sono Tacchi a Spillo e Camicia a Pois, che non a caso Aldrovandi chiama coi nomi dei loro indumenti, simbolo di una mutazione già avvenuta dello spirito; i loro antagonisti, Uomo e Donna, quasi Adamo ed Eva, rappresentano simbolicamente l’importanza del sentimento e della condivisione, che un vecchio debito di passione, come uno scheletro nell’armadio taciuto per anni e rappresentativo di una delle nostre tante debolezze, innesca l’avvenimento di partenza di tutta la pièce.
Credere nel potere di calcolo e controllo del nostro cervello oppure credere nella forza invisibile di ciò che sentiamo? Come affrontare una scelta?
E soprattutto, perché la paura è sempre nostra compagna quotidiana di viaggio?

 

 

Dicono di noi
“Il testo vincitore del Riccione è questo “Homicide House”, immersa in un allestimento cromatico lineare che tanto ricorda i fumettoni di Lichtenstein fino a sfociare in una Sin City negli aspetti più splatterpop, una sedia gialla (già Van Gogh) e un tavolo paglierino, moderni, asettici, volanti e stazionanti a mezz’aria, come le cose sospese da trapezisti, quegli stessi oggetti familiari che ci fanno consuetudine, appoggio e sicurezza e che invece sono essenzialmente precari, senza base, fluttuanti come la donna tenue di Chagall, o la rosa meditativa di Dalì. Colori che hanno importanza vitale nel dispiegamento dei caratteri in pista: l’uomo medio in grigio (Marco Maccieri, anche regista,sempre in piena padronanza) che mente sui debiti alla moglie sognatrice in rosa confetto bomboniera, l’usuraio con i pantaloni a scacchi, la torturatrice kapò mistress in nero latex e tacchi vertiginosi (Valeria Perdonò, vivace).” – Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano – (visto al Teatro Piccolo Orologio, RE)


“Homicide House, il thriller teatrale di Emanuele Aldrovandi(Premio Tondelli 2013) disegna un panorama surreale sulle nostre quotidiane paure ma anche sui vizi comuni a molti consumatori postmoderni che pur di avere l’ultimo modello del mercato, si indebitano fino al collo. C’è tensione, colpi di scena e sorprese che catturano l’attenzione dello spettatore. Fino alle estreme conseguenze. Il nucleo artistico del MaMiMò (Luca Cattani, Cecilia Di Donato, Marco Maccieri, Valeria Perdonò) esalta la parola scenica netta e tagliante di Aldrovrandi. I MaMiMò lavorano insieme da diversi anni (progetto Pedagogia della Scena – Premio UBU 2013), mettendo al centro l’attore e la sua capacità di generare azione attraverso l’interazione collettiva in rapporto alla drammaturgia. Si vede sulla scena si vede nella regia di Marco Maccieri dove la gestualità predomina sul simbolismo teatrale.” – Angela Villa, dramma.it – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)


“L’esperimento – è proprio il caso di dirlo – ci sembra pienamente riuscito. Al di là di certi evidenti forzature della trama, si è potuto apprezzare la notevole qualità e profondità del testo che rende i dialoghi brillanti e non privi di originali spunti di riflessione. Davvero l’uomo riesce a dire la verità su se stesso solo se è minacciato di morte? E solo in questo caso, quindi, è possibile conoscere a fondo una persona? Buona la recitazione dei quattro attori sulla scena: Valeria Perdonò, Marco Maccieri – che è anche il regista del lavoro -, Cecilia di Donato, Luca Cattani, che, pur rappresentando stereotipi ben riconoscibili, hanno evitato di scadere in atteggiamenti eccessivamente caricaturali. Uno spettacolo che non lascia indifferenti e, pur nell’indubbia ricchezza di stimoli che è in grado di trasmettere, apprezzabile e gradevole.” – Ugo Perugini, Il Mirino – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)


“La macchina teatrale funziona benissimo: i quattro attori, Luca Cattani, Cecilia di Donato, Marco Maccieri e Valeria Perdonò, sono proprio bravi, affiatati, hanno i toni e l’ironia giusta (bravo soprattutto Maccieri, che è anche il regista). E lo spettacolo corre veloce come un vero thriller: si salta sulla sedia al punto giusto, si trema per il protagonista al momento adeguato.” – Valeria Palumbo, Persinsala.it – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)


Il testo di Emanuele Aldrovandi – giovane drammaturgo giustamente premiato dal Tondelli 2013, e da una manciata di altri riconoscimenti – è un meccanismo a ingranaggi serrati, che stringe in una morsa letale i personaggi che lo abitano. Personaggi che sarebbe meglio chiamare ipostasi, e che non a caso non possiedono nomi, storia, né esigenze psicologistiche: sono Uomo e Donna, specchio della normalità contraddittoria di una società capitalistica, Camicia a Pois e Tacchi a Spillo, che offrono soluzioni estreme in pieno stile noir, argomentando filosoficamente le necessità (o la bellezza) della corruzione morale. Ma Faust non può rimanere se stesso dopo aver incontrato Mefistofele: e sarà molto difficile per l’Uomo ricostruire un mondo in salsa Barilla dopo aver fatto esperienza del male. Il tempo scorre veloce, in sala si ride e si trattiene il fiato: il congegno teatrale di Homicide House funziona benissimo, grazie ai ritmi al fulmicotone ben sostenuti dagli attori e grazie alla scrittura ad un tempo aguzza e lieve di Aldrovandi (suggeriremmo a qualche sceneggiatore televisivo italiano di farsi un giro ai Filodrammatici, una di queste sere). – Maddalena Giovannelli, MilanoInScena, a cura di Hystrio – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)


C’è un terzo livello, il più profondo e forse il più affascinante, suggerito dal sottotitolo. Questo testo – vincitore del 10° Premio Tondelli – è una riflessione sulla verità. Attraverso dialoghi molto accurati – che rivelano un grande amore del loro autore per la parola scritta riuscendo a non diventare autocompiacimento – i protagonisti scivolano agilmente in disquisizioni spiccatamente filosofiche, interrogandosi su cosa sia la verità, su quando si può dirsi veramente liberi. In questo senso merita un plauso la scelta registica di ambientare l’azione in una sorta di scatola, impersonale se non per una sedia e un tavolo che mutano posizione e funzione, eppure sono con evidenza incatenati. Al di là della necessità scenica, un forte simbolismo. – Chiara Palumbo, Art a part of culture – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)


Con controllata ironia, frastagliata di raffinato cinismo, il testo di Aldrovandi filosofeggia implacabilmente sulla società contemporanea, riuscendo a far conciliare leggerezza e psicologia. Vincitore del più importante riconoscimento per la nuova drammaturgia italiana, il Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli", Homicide House vanta una briosa e istintiva regia, in una scena sapiente ed essenziale, attenta a dare spazio alle riflessioni che il testo porta con sè, e un cast che sa risaltare i monologhi e i dialoghi botta e risposta. – Ilaria Falcone, nonsolocinema – (visto al Teatro Filodrammatici, MI)

 

 

Photogallery:
(clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

 

 

 

 

INFO E PRENOTAZIONI
Interi € 12,00 - Ridotti (over 65, under 25) € 10,00. 

Convenzione 4 spettacoli € 32
Per la rassegna B.O.H.! Interi € 5,00. - Ridotti (over 65, under 25) € 4,00. Convenzione 6 ingressi € 20
Per gli spettacoli si accettano prenotazioni via e-mail: segreteria@cineteatrobaretti.it
Il Baretti aderisce all'iniziativa promossa dalla Città di Torino che favorisce l'ingresso ad un prezzo speciale
per i possessori del carnet PASS 60.

 

PARTNER
La stagione 2015/2016 del CineTeatro Baretti CIAK: SI VIVE! è realizzata:

con il sostegno del Bando Arti Sceniche 2015 della Compagnia di San Paolo
con il contributo di: Città di Torino, Sistema Teatro Torino, Regione Piemonte, Fondazione CRT
con il patrocinio di: Circoscrizione 8

In collaborazione con:
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Ducale edizioni musicali, Politecnico di Torino,
Associazione Concertante-Progetto Arte & Musica, Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino,
Conservatorio Guido Cantelli di Novara, Conservatorio G.F. Ghedini di Cuneo, Conservatorio Vivaldi di Alessandria,
Biblioteca Nazionale di Torino, DAMS di Torino, Torino Film Festival

Partner tecnici: Wic.it, Litrocubo, Welcome Home
Partner in San Salvario: Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario, Casa del Quartiere
Media Partner: La Stampa, Radio Energy

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