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23 - 25 Febbraio, ore 21.00
Teatro Baretti (più matinée il 24 e 25 febbraio)

SCUOLA: SOSTANTIVO FEMMINILE
(dalla maestrina con la penna rossa a Mariastella Gelmini)

Di Chiara Acciarini, Damiano Accattoli, Stefania Bellitti, Alfredo Tassone
Con Olivia Manescalchi, Rossana Mortara, Giancarlo Judica Cordiglia
Drammaturgia di Chiara Galesi e Giulia Zacchini
Luci e direzione tecnica Alberto Giolitti
Regia di Gabriella Bordin
Associazione Baretti

E se fosse morta?
Lo spettacolo nasce dallo stravolgimento in chiave noir di una vasta e accurata ricerca sulla figura dell'insegnante, donna per natura. Un ruolo incatenato a un immaginario, prevalentemente maschile, che non ne riconosce l'importanza.
In una cittadina di periferia, emblema di una società soffocata e ottusa, una donna scompare. Il misterioso caso metterà alla prova l'esperienza e i pregiudizi di un commissario che non potrà fare a meno di lasciarsi coinvolgere emotivamente. Unica chiave risolutrice: Bianca, giovane insegnante precaria, strettamente legata alla vittima.
In un confondersi di realtà e immaginazione, di presente, passato e sogno, la soluzione sembra scontata, ma la verità, dura da accettare, è sempre stata sotto gli occhi di tutti.

Alla base di questa rappresentazione c'è una domanda.
La costante denigrazione della scuola italiana che ha toccato il punto culminante negli ultimi tempi grazie al ministro Gelmini sarebbe stata e sarebbe la stessa se più dell'80% degli insegnanti fosse costituito da uomini?
Sì, perché è questa la percentuale rappresentata dalle donne sulla totalità dei docenti.
Il lavoro di insegnante è stato ed è un lavoro decisamente femminile, non ci sono dubbi. Perché debba essere un lavoro i cui risultati sono liquidati con poche battute e con scarse analisi da quasi tutti i mezzi di informazione non dovrebbe invece essere così scontato. E allora alla prima domanda se ne aggiungono altre.
C'è un collegamento fra questi due fenomeni?
Quanto ha contato, nel formarsi dell'opinione corrente, l'immagine della donna insegnante che ci ha trasmesso la letteratura nell'Italia postunitaria?
Perché già allora le donne insegnanti, che inizialmente potevano essere solo maestre, erano molte. Di loro però parlavano essenzialmente gli scrittori, quasi sempre uomini. Prevaleva, insomma, l'immaginario.
E quanto ha influito l'ostracismo decretato dal fascismo a ogni tipo di lavoro femminile? Quanto ha contato l'esclusione delle donne dai più elevati livelli dirigenziali e dall'insegnamento di alcune materie, ritenute 'pesanti'?
Nel dopoguerra la presenza della donna nella scuola ha continuato, però, ad aumentare e la voce delle insegnanti si è fatta maggiormente sentire, in letteratura e non solo in letteratura. Della donna insegnante si sono occupati anche la ricerca scientifica, in particolare quella sociologica, i giornali, il dibattito politico. Sono state messe in risalto soprattutto la scarsa valutazione economica e la modesta considerazione sociale di cui godono, in generale, coloro che lavorano nel nostro sistema scolastico.
Non sempre, però, è stata data  un'esauriente rappresentazione della realtà. 
Continua a prevalere l'immaginario? Forse sì, anche perché la stragrande maggioranza delle donne insegnanti ha scelto di dedicarsi intensamente ai propri compiti, privilegiando il fare al dire. Anche perché le pur interessanti, autentiche testimonianze contenute oggi in alcuni romanzi e in molte ricerche non sembrano suscitare l'interesse dei più diffusi mezzi di informazione. La fiction televisiva, poi, quando si trova a rappresentare una maestra o una professoressa la mostra, nella maggioranza dei casi, in tutt'altre faccende affaccendata.
Il nostro è un tentativo di proporre una diversa narrazione della figura della donna insegnante.
Partendo da una ricerca si è giunti ad avviare una vera e propria indagine sul costante tentativo di 'distruggere la maestra'. C'è un cadavere, c'è un commissario e c'è anche una giovane, precaria, che esprime le difficoltà di chi oggi fa l'insegnante. Ma, al tempo stesso, è testimone dell'esperienza delle donne che hanno lavorato nella scuola a partire dagli anni che seguirono l'unità d'Italia.


Ingresso
Per gli spettacoli teatrali: Interi 8,00 € - Ridotti (over 60, under 25) 6,00 €. Abbonamento a 4 spettacoli 20,00 €
Per "28VolteVerdi": intero € 2,00; over 60 e under 14 € 1,00;
gratuito per gli allievi del Conservatorio; abbonamento a 6 ingressi € 10,00

Il Baretti aderisce all'iniziativa promossa dalla Città di Torino che favorisce l'ingresso ad un prezzo speciale per i possessori del carnet PASS 60
e l'ingresso gratuito ai possessori di PASS15.

Prenotazioni
Si accettano prenotazioni via e-mail (info@cineteatrobaretti.it)
e telefoniche (tel. 011 655 187).
I biglietti prenotati possono essere ritirati la sera della rappresentazione
fino a 15 minuti prima dell'orario di inizio.
Dopo tale termine la prenotazione non sarà più considerata valida.


VIVA VERDI, GIUSEPPE! realizzata
 

CON IL SOSTEGNO DI:
Compagnia di San Paolo – Edizione 2010 Bando Arti Sceniche in Compagnia

CON IL CONTRIBUTO DI:
con il contributo di Città di Torino, Regione Piemonte, Fondazione CRT

CON IL PATROCINIO DI:
Circoscrizione 8

CON LA COLLABORAZIONE DI:
Fondazione del Teatro Regio di Torino - Sistema Teatro Torino
Associazione Concertante - Confcooperative Torino - Liberamensa
Conservatorio Statale Giuseppe Verdi di Torino
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

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