04 – Mercoledì 8 aprile 2020

All’opera viene meglio

(Verdi, Don Carlo, «Ella giammai m'amò»)

Oggi Corrado Rollin ci parla di scene di solitudini, partendo dalla letteratura con Thomas Mann per arrivare a Filippo Secondo nel Don Carlos di Schiller, una tragedia del 1787, bellissima ma molto meno efficace della versione che ce ne dà Verdi nel suo Don Carlos, scritto per Parigi ottant’anni dopo. All’inizio del quarto atto assistiamo ad un poderoso ritratto della solitudine del potente. Il preludio strumentale è cupo, solenne e umanissimo, con l’assolo di violoncello che dipinge la stanchezza mortale del re. Solo i mezzi musicali, scenici e testuali del melodramma possono arrivare a tanto. Se c’è una scena che possa spiegare a un neofita quale possa essere la potenza dell’opera italiana è questa. Si potrebbe proprio cominciare di qui. Buona visione.

Viva l’opera, viva il Teatro, viva il Baretti.

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