23 – Venerdì 22 maggio 2020

Dopo una notte insonne

(Čajkovskij, Evgenij Onegin, Scena della lettera)

Čajkovskij ci ha raccontato in una lettera del 1877 come nacque l’idea di musicare il capolavoro di Puškin: “La settimana scorsa ero da un’amica cantante. Il discorso cadde sui soggetti per opera e lei improvvisamente mi disse: ‘E perché non prendere Evgenij Onegin?’ L’idea mi sembrò assurda, e non risposi. Poi, pranzando da solo, mi tornò in mente l’Onegin, cominciai a riflettere, la proposta non mi parve più così priva di senso, mi ci appassionai e alla fine del pranzo la mia decisione era presa. Corsi a comprarmi il testo. Lo trovai con fatica, tornai a casa, lo lessi con entusiasmo, passai tutta la notte insonne e il risultato fu la traccia di una deliziosa opera sulla base del testo di Puškin… Che profondità poetica nell’Onegin! Non mi faccio illusioni, so benissimo che ci non sono tanti effetti scenici, ben poco movimento. Ma la ricchezza lirica, l’umanità, la semplicità della trama insieme alla genialità del testo sopperiscono a queste manchevolezze”.

Tatiana s’innamora di Onegin e glielo confessa in lettera, ma lui la respinge perché incapace di amare. Tatiana si sposerà con il più anziano principe Gremin vivendo con lui anni felici. Solo alla fine Onegin si renderà conto dell’errore commesso e dichiarerà il suo amore a Tatiana. Ma sarà troppo tardi. Per tutti e due. Questa scena è talmente cruciale che Čajkovskij iniziò la composizione proprio da qui, facendone come una specie di nucleo da cui l’intera opera sembra essere generata. Una dimostrazione in scena di quell’impossibilità di amare che il compositore proprio in quel periodo stava provando a causa del suo tragico matrimonio, naufragato a causa della sua omosessualità.

La regia di Kasper Holten per il Covent Garden nel 2013 immagina per tutti i personaggi un “doppio” interpretato da un danzatore per sottolineare la differenza tra la vita reale e quella sognata da ognuno di loro. Tatiana è il soprano Krassimira Stoyanova. Dirige Robin Ticciati.

Viva l’opera, viva il Teatro, viva il Baretti.

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