17 – Venerdì 8 maggio 2020

Tosca e la Teoria dei giochi

(Puccini, Tosca, Finale Atto secondo)

Molti conosceranno la trama della Tosca di Puccini, tratta dalla commedia di Sardou. Siamo a Roma nei giorni della vittoria di Napoleone a Marengo. Il barone Scarpia, capo della polizia papalina, ha condannato a morte Mario Cavaradossi, agitatore politico e amante di Tosca, famosa cantante, e le offre di salvarlo, facendolo fucilare a salve, in cambio di una notte d’amore. Al momento cruciale Tosca tradisce la sua promessa di cedere a Scarpia, pugnalandolo prima di darsi a lui, e il commissario tradisce la sua promessa di fucilare a salve l’amante, avendo già dato l’ordine di ucciderlo.

L’interesse della situazione musicata da Puccini sta nel fatto che essa è un bell’esempio del cosiddetto dilemma del prigioniero. Su di esso si sono arrovellati gli studiosi della cosiddetta teoria dei giochi, che cerca di definire i criteri del comportamento razionale. La situazione è paradossale perché presenta un conflitto fra razionalità e interesse. Ed essa si presenta nella vita reale ogni volta che non si aiuta il prossimo temendo che esso non aiuterà noi o quando si decide di non seguire un comportamento sociale soltanto perché si teme che gli altri non lo faranno.

Detto questo, il finale del secondo atto della Tosca resta uno dei vertici della storia dell’opera. Dopo aver confessato di non aver mai fatto male a nessuno in vita sua, Tosca pugnala il capo della polizia, di fronte al quale tutta Roma tremava di paura.

Vediamo la scena interpretata dal soprano Angela Gheorghiu e dal basso Ruggero Raimondi. L’orchestra del Covent Garden di Londra è diretta da Antonio Pappano. La regia di questa versione cinematografica del 2001 è di Benoît Jacquot.

Viva l’opera, viva il Teatro, viva il Baretti.

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