6 e 7 maggio 2021, ore 20

 

HELL O’DANTE, Dante Alighieri raccontato da Saulo Lucci

 

3 canti dell’Inferno – i grandi arrabbiati (VIII, XXIV-XXV, XIV)

di e con Saulo Lucci
luci Massimiliano Todisco

Sebbene l’inferno non si possa considerare un luogo popolato da spiriti miti, si stagliano sullo sfondo, alcuni personaggi dotati di un livore che, per quanto giustificato, li  caratterizza particolarmente.

Nell’opera in cui l’autore si permette di condannare personaggi biblici, mitologici e storici (compresi i contemporanei), non dobbiamo cadere nel facile equivoco di intendere tali scelte come dettate da antipatie personali. Allo stesso tempo, però è difficile pensare che riservasse simpatia per un iracondo quale Filippo Argenti (inf. VIII) che in vita non si era esimato dal riversare la sua violenza (anche fisica… soprattutto fisica) verso il sommo poeta. Se l’episodio che gli dedica potrebbe apparire come una proiezione dei sentimenti di Dante, diverso è il caso di Vanni Fucci che non risparmia malevolenze neanche a Dio stesso a cui rivolge gestacci irripetibili (anche se di fatto Dante ce li racconta); il ladro della settima Bolgia (Inf. XXIV-XXV) è talmente sfrontato che è difficile trovare chi dimostri più superbia di lui: neanche Capaneo! Anche questi, punito tra i bestemmiatori (Inf XIV), rivolge tutta la sua ira a Dio, ma mutuandolo con Giove e ricevendone in cambio eterno le stesse folgori che lo avevano annientato in vita. Ma il fuoco eterno cui è condannato non ha più la forza di un fulmine e la sua tracotanza risponde a “delicati” fiocchi di neve incandescenti che ne sviliscono l’epicità, rendendolo ridicolo.

Baretti

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