Scagliando si impara

3 maggio 2018, ore 21
Scagliando si impara

di e con Maurizio Vetrugno
voce recitante Sax Nicosia
percussioni Vito Miccolis

ASSOCIAZIONE BARETTI e GUIDOCOSTA PROJECTS

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Performance di Poesie Punk e Post (1976/79) di Maurizio Vetrugno, artista visivo e calligrafico che da sempre piega e percuote le parole scritte, declamate, disegnate e pure ricamate.
La performance, della durata di circa 30 minuti, agiti interamente da un attore di teatro (Sax Nicosia), raccoglie e amalgama le svariate anime creative dell’artista torinese, ripercorrendo alcune tappe della sua lunga storia e riassumendo in forma di partitura musicale quanto caratterizza la sua attività nelle arti, attività tra le più ricche e proteiformi nell’attuale panorama artistico.
Lo spettacolo si fonda esattamente su tale humus culturale, creando un ponte immaginario tra i suoi esordi di intellettuale più vicino alla poesia che alle arti visive, e la sua attenzione chirurgica e disincantata sulla più stretta contemporaneità. Tutto ciò spiega le ragioni della lettura teatralizzata di un corpus inedito di sue poesie giovanili (le poesie dei suoi vent’anni, 1976-1979), e della musicalizzazione di uno dei vertici e dei feticci della cultura visiva di oggi, perfettamente incarnato nella scultura Flowers (1986), di Jeff Koons, usata come strumento musicale.

vetrugnoMaurizio Vetrugno (Torino, 1957) è un artista “eclettico per vocazione”, “eretico ed iconoclasta per natura”: tra i capisaldi degli enfatisti a Bologna negli Anni ’70 e attivo a Bali dagli Anni ’80, ha ottenuto fama internazionale grazie alla sua ironica, sinestetica e sperimentale ibridazione tra le arti.
Privando di centro la sua creatività – non solo per la dialettica tra Oriente e Occidente, ma anche per l’effetto sorpresa delle sue tecniche più anacronistiche e anticonvenzionali come il ricamo, il batik, la fotografia, le arti applicate e la musica con suggestioni pop, beat e punk –, ha saputo intrecciare ingegno e contaminazioni, creando installazioni sonore e interattive.
Miscelando esplosivamente cultura di massa, linguistica delle minoranze e poesia sperimentale, ha anticipato nettamente la cultura del cross over, trattando ante litteram temi filosofici quali la manipolazione, la deriva e la dissidenza.
La performance ha trasformato l’esperienza dell’artista in partitura musicale accompagnata da una lettura teatralizzata di un corpus inedito di sue poesie giovanili (1976-1979) e dalla scultura Flowers (1986), di Jeff Koons, usata come strumento.

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Foto © Guidocosta Projects

Baretti

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